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lunedì 7 novembre 2011
Nuove creazioni
E' importante giocare con i bambini...vi posto alcune creazioni di mia sorella se siete interessati non esitate a contattarci;)
martedì 25 ottobre 2011
Fattezze tipiche della faccia riscontrabili nei bambini colpiti da autismo
dalla Stampa:
WASHINGTON. Uno studio americano pare abbia individuato le fattezze tipiche della faccia riscontrabili nei bambini colpiti da autismo. Le fattezze specifiche del viso sarebbero osservabili solo con immagini tridimensionali.
La scoperta secondo gli esperti potrà aprire la strada anche all’identificazione più precisa della cause della patologia che si formerebbe quindi nei primi mesi di gravidanza quando i lineamenti del viso iniziano a prendere forma in parallelo alla crescita del cervello.
Il rapporto dell’università del centro di ricerca sull’autismo Thompson dell’università del Missouri, pubblicato sulla rivista specializzata Molecular autism, elenca queste caratteristiche che potrebbero essere indicative di autismo: parte superiore del volto e occhi più ampi del normale; parte centrale del viso, ossia naso e guance, più brevi; bocca solitamente più larga.
Condotto dal professore di anatomia Kristine Aldrige, lo studio ha analizzato poco più di un centinaio di giovanissimi tra gli 8 e i 12 anni, mettendo a confronto i lineamenti di 64 bambini autistici con quelli di 41 perfettamente normali. Le facce sono state fotografate e scannerizzate con tecnologie tridimensionali, il viso di ogni ragazzino è stato trasformato virtualmente in una mappa con 17 specifici punti di riferimento. Quando Aldrige ha confrontato la geometria dei volti è quindi emerso un modello statisticamente significativo delle caratteristiche tipiche riscontrabili nei volti dei piccoli autistici.
lunedì 24 ottobre 2011
Pet-therapy

Deriva dalle osservazioni dello psichiatra infantile Boris Levinson, che già nel 1961 aveva eletto il cane come perfetto co-terapeuta, notando come i bambini autistici o con problemi psicologici che si recavano nel suo studio interagivano molto meglio con il suo cane che con lui. Cosa rende il cane un buon co-terapeuta? L’animale è istintivo, ama la compagnia e ama soprattutto i bambini, non interpreta i loro comportamenti, non giudica, si avvicina in modo naturale per stabilire un contatto, per giocare, per farsi coccolare. ....e sui siti innumerevoli storie che mostrano l'efficacia di questa terapia....
bibliografia reperibilehref="http://www.graziellatondi.net/graziella_tondi.html">
sabato 22 ottobre 2011
Danceability

Leggendo un giornale dedicato allo sport ho scoperto un interessante progetto effettuato dall'azienda sanitaria locale di Ravenna.
DanzAbile è un progetto che ha lo scopo principale di promuovere il rapporto terapeutico e aggregativo della Danza nei confronti delle persone disabili.Dopo i primi anni di sperimentazione e di formazione, grazie al sostegno dell'Assessorato alle Politiche sociali del Comune di Ravenna e del Consorzio per i Servizi Sociali di Ravenna, Russi, Cervia, si sono potuti mettere a confronto operatori del settore, danzatori professionisti e disabili. Il fine del lavoro proposto è da un lato lo sviluppo delle capacità espressive e comunicative dei partecipanti, dall'altro è quello di fornire un servizio di utilità sociale effettuando allo stesso tempo un'azione di sensibilizzazione a favore di coloro che sono in contatto per lavoro, per necessità o per motivazioni personali con soggetti diversamente abili.Nell'ambito del progetto si possono sviluppare ulteriori ragioni di arricchimento, di scambio e di crescita per i danzatori professionisti e gli operatori sociali, che hanno la possibilità di affinare la propria sensibilità espressivo-corporea e di sperimentare nuove modalità di relazione con il deficit fisico; nello stesso modo le persone disabili hanno l'opportunità di impiegare il proprio tempo libero in un'attività creativa, aggregante e inusuale per persone con deficit motori.
Cos'è la DanceAbility?
In generale la Danceability è una tecnica che permette a persone abili e disabili di incontrarsi per danzare insieme, attraverso un percorso di ricerca che sfrutta le abilità fisiche ed espressive individuali.
Lo scopo è quello di rendere accessibile il linguaggio della danza a tutte le persone interessate, senza preclusioni di età, di esperienza o di condizione fisica e mentale.
La danza si sviluppa attraverso la tecnica dell'improvvisazione, basata sulla consapevolezza di sé, sulla relazione e la fiducia reciproca, si possono fare nuove esperienze, con le proprie diverse abilità, nel muoversi con gli altri andando oltre i limiti a cui si è abituati.
Si è sviluppata negli Stati Uniti, utilizzando i principi della Contact Improvisation, grazie all'impulso di Alito Alessi, danzatore e coreografo, direttore della Joint Forces Dance Company. Non è una "terapia", né una "danzaterapia", ma un'espressione artistica e creativa vera e propria.
I
mercoledì 19 ottobre 2011
Facesay per bambini autistici

Postiamo un interessante informazione .....
FaceSay™ is the only Social Skills Software with peer reviewed evidence (read paper) that it improves the social interactions of students with Autism on the playground, where it counts.
La cosiddetta "Sindrome di Asperger" è considerata una forma dello spettro autistico, caratterizzata da «una persistente compromissione delle interazioni sociali, schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, attività e interessi molto ristretti». Non comporta però «significativi ritardi nello sviluppo del linguaggio o dello sviluppo cognitivo». FaceSay è un gioco di abilità, ideato da Symbionica, che «sembrerebbe essere d'aiuto (...) riconoscerebbero meglio i volti, le emozioni e le espressioni facciali (...) È molto probabile che i bambini con l'ASD evitino il contatto con le altre persone a causa del fatto che non riescono a riconoscere il volto di una persona e comprenderne le emozioni. Per capire il ruolo che il videogame aveva sui bambini autistici, sono intervenuti gli psicologi dell'Università dell'Alabama a Birmingham».
Lo studio, pubblicato sul "Journal of Autism and Developmental Disorders" sembra aver dato risultati positivi: «tutti i bambini che utilizzavano il videogame riuscivano a interagire molto meglio con gli altri bambini, anche quelli che magari incontravano al parco».
FaceSay si può scaricare in versione "classroom" e provare gratis per un mese. Tra animali parlanti e giochi on line, è indubbiamente una ambiente intrigante, con cui qualsiasi bambino probabilmente si misura volentieri. E la "barriera" della lingua inglese, per chi madrelingua inglese non è, può rivelarsi un motivo in più per giocarci e allenare anche l'orecchio. E' comunque allo studio - e già utilizzabile - una versione di FaceSay in italiano.
Lim per l'integrazione

Lavagna Interattiva Multimediale è ormai entrata in molte classi italiane, ma qual è la sua funzione e soprattutto serve ai fini dell'integrazione di alunni con disabilità?
Bene iniziamo dalla definizione di LIM.....
Dispositivo digitale che assomiglia ad una classica lavagna bianca per forma e dimensioni, ma consente molto di più nell'attività didattica.
E' collegata ad un personal computer, spesso nascosto, il cui schermo viene proiettato sulla lavagna da un proiettore digitale installato in maniera opportuna.
Consente quindi da un lato di ampliare le opportunità di fruizione dei contenuti grazie alle capacità multimediali insite nelle tecnologie informatiche, dall'altro di offrire l'utilizzo simultaneo a tutti gli allievi, conservando quindi il consueto paradigma didattico centrato sulla lavagna.
A tal fine citiamo le considerazioni di un docente, Roberto Gagliardi, che ci sembrano particolarmente interessanti:
L'insegnante deve essere presente durante tutto il processo d'insegnamento apprendimento, ma non nella posizione centrale del docente che, davanti alla lavagna, trasmette contenuti alla classe che sta dall'altra parte. La zona centrale di azione diventa luogo comune tra allievi e docente che diventano i soggetti, gli attori dell'apprendimento Si può riempire la lavagna di disegni e scritte per gioco, se si vuol stimolare la creatività e la fantasia, ma è soprattutto uno strumento di apprendimento, una risorsa didattica. L'azione dell'insegnamento deve essere di conseguenza strutturata, seguire una metodologia precisa nel proporre i contenuti da apprendere e gli obiettivi da raggiungere, ma l'apprendimento, per essere significativo e non solo meccanico, deve avvenire, nell'ambito del luogo di azione, attraverso una negoziazione dialogica dei contenuti. Il concetto deve essere condiviso tra insegnante ed allievi in modo da diventare un patrimonio di conoscenza comune.
Non è solo la conoscenza dell'insegnante trasmessa all'allievo, ma è l'integrazione della conoscenza delle fonti di riferimento: insegnante, libro di testo, risorse mediatiche, internet e le esperienze e le conoscenze dell'allievo, che deve avvenire come attraverso un processo di scoperta e reinvenzione dei significati.
Gagliardi prosegue analizzando questo processo:
L'utilizzo della LIM, grazie al tracciamento delle sequenze didattiche, facilita l'azione educativa, infatti, evidenzia chiaramente le tappe del processo di insegnamento/apprendimento che comporta, secondo la strategia del problem solving, le fasi cicliche di programmazione (planning), di attività (acting), di osservazione (monitoring) e di riflessione (analysing).
In una articolo la prof.ssa R. Spagnoli afferma a tal riguardo: L’uso della LIM può, tra le nuove
tecnologie, essere un approccio in
grado di facilitare processi positivi di
tipo inclusivo in grado di riconoscere le
specificità, le esigenze e le potenzialità
di ciascun studente e l’uso valorizzato
delle differenze individuali. La LIM per
sua natura è già intrinsecamente inclusiva, rispetto ad altri strumenti o ausili,
ha un carattere universale, si rivolge
cioè già a tutti gli alunni, non soltanto a
quelli con qualche tipo di difficoltà.
Come usare allora la LIM per produrre maggiore inclusione? Organizzando la didattica in modo inclusivo,
ovviamente, sfruttando per questo
anche le possibilità che il nuovo mezzo
senza dubbio possiede. Ogni strumento che viene inserito nel percorso
formativo di uno studente, nel nostro
caso la LIM, anche e soprattutto in difficoltà, deve essere pensato in vista del
perseguimento di obiettivi a breve,
medio e lungo termine.
Pertanto, come insegnante di sostegno, credo sia importante la formazione della LIM per comprendere ed approfondire questa tecnologia come processo di inclusione.
domenica 16 ottobre 2011
Informatica per i bambini

ISA. Oggi, nell’auditorium del Cnr, in via Moruzzi, l’Istituto di informatica
e telematica (Iit) illustrerà, nel convegno su “Autistic behavior
computer-based didactic Sw”, un nuovo software per facilitare l’apprendimento
scolastico e non solo di bambini che soffrono di autismo. I ricercatori
dell’Iit presenteranno i primi moduli didattici utilizzabili col computer ed il
software di monitoraggio del grado di apprendimento dei bambini.
Il software sarà testato da 7 allievi di differenti scuole toscane e, a fine
anno scolastico, si potrà avere un rendiconto puntuale dei suoi vantaggi. «I
bambini autistici - spiega Maria Claudia Buzzi, ricercatrice dell’Iit - possono
avere notevoli difficoltà di apprendimento, ma apprezzano molto la tecnologia,
perché dà loro una risposta univoca e ripetibile. Il software è pensato per un
intervento precoce e intensivo in un’età compresa tra nido e materna, con
bambini che non parlano e sono poco ricettivi, ma può essere utile anche con
ragazzi più grandi». La filosofia alla base del progetto finanziato dalla
Regione è la condivisione della conoscenza. Tutto il materiale, infatti, e in
particolare i software didattico e di monitoraggio, sarà scaricabile gratis
dall’apposito sito web. Al progetto hanno partecipato con l’Iit anche,
l’Isti-Cnr, il Dipartimento di informatica del nostro ateneo, e le associazioni
Asa e Lasa, oltre alle scuole dei Comuni di L! ucca, Lammari e Capannori.
mercoledì 8 settembre 2010
Giocare con l'arte
Qualche mese fa', presso la SSIS, ho effettuato un lavoro che, successivamente, mi hanno chiesto di esporre durante un convegno.
L'argomento riguardava l'uso del tatto per implementare lo studio dell'arte nelle persone cieche. L'dea di questo studio parte da molto lontano quando un giorno da piccola vidi un bambino cieco che toccava le musicassette e veniva per questo strillato dal padre....Quell'immagine è rimasta per sempre nella mia mente...Allora piansi senza dire niente a nessuno...da bambina già percepivo quanto accaduto come una sorta di ingiustizia. Il tatto rappresentava per quel bambino un modo per consocere cio' che lo interessava e lo circondava.....
C'è molto da dire, ma parto dal pensiero di un'educatrice che ha lavorato col figlio del famoso B. Munari....
"Che cosa possiamo fare con i nostri figli, nipoti, allievi e piccoli amici per stimolare la loro curiosità, suscitare interessi - magari creando le basi per future "passioni"- e promuovere il loro desiderio di capire e conoscere?
Impariamo a osservare insieme ai bambini il mondo che ci circonda, a scoprire come sono fatte le cose: accarezziamo con il "tocco leggero"; guardiamo e ascoltiamo con occhi e orecchie attente; usiamo le mani... così potremo affinare e sviluppare le loro percezioni sensoriali e conservare le nostre.
Proviamo a porre domande invece di voler spiegare tutto noi... li guideremo a fare delle scoperte in modo autonomo. Aiutiamoli a usare tutti i sensi, a costruire e reinventare da soli il loro mondo!"
mercoledì 1 settembre 2010
martedì 31 agosto 2010
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